Concorso Piccoli giornalisti - sesta edizione!

L'avventura continua! Sei uno studente di terza media e vuoi mettere alla prova il tuo talento giornalistico? Partecipa al Concorso "Piccoli Giornalisti" bandito dalla nostra Redazione proprio per ragazzi come te!

Scarica il Bando allegato e inviaci il tuo articolo entro il 31 marzo 2021, saremo felici di leggerti!

Primo Classificato A.s. 2019/2020 - "LA COMPAGNIA DEI PIU' FORTI"

Non vedi l’ora di arrivare a quindici anni per sentirti grande, un traguardo raggiunto. Il rientro la sera è fissato ad un’ora più tarda, hai maggiore autonomia, i tuoi ti hanno comprato anche un motorino perché a scuola hai preso voti bellissimi. Insomma, la vita ti sorride, come si suol dire … tutto procede bene. Ti senti inattaccabile ed invincibile. Esci con la tua compagnia e ti diverti. Sei un tutt’uno con i tuoi amici e per loro faresti di tutto. La mattina sei sempre contento di vederli. Il pomeriggio dopo scuola ci si incontra per una partita o per organizzare qualche altra cosa.

Un giorno ci siamo organizzati durante la ricreazione per incontrarci in piazza verso le 17:00. Non mi volevano dire il perché di quell’incontro. Doveva essere una sorpresa. Aspettavo … aspettavo. Finalmente era giunta l’ora. Presi il motorino e arrivai in piazza. C’erano tutti: eravamo sei, forse di più, non ricordo. Avevano organizzato una gara con i motorini: menomale che l’avevo anche io. Ci stavamo divertendo, era fantastico giocare con loro. Dopo un po’ decidemmo di andare in un pub per mangiare un panino. Parlavamo della scuola, ma non erano un granché, nessuno di loro. Uscimmo fuori. Qualcuno per fumare, altri, come me, per prendere un po’ d’aria visto che era primavera e all’interno faceva troppo caldo. Ad un tratto vedemmo passare un ragazzo bassino. Aveva una faccia conosciuta … ah sì! Era il secchione della 1^F. Non lo avevo mai visto prima di allora! Di solito sta sempre chiuso in casa a studiare. I miei amici si avvicinarono a lui ed io feci lo stesso. Iniziarono a spingerlo e Francesco, il mio migliore amico, mi disse di filmare la scena. Io, come uno stupido, eseguii i suoi ordini. Lo stavano picchiando … sì … aveva tutta la faccia gonfia. Gli tirarono un ultimo pugno e lui rimase a terra, steso, sembrava svenuto. In quel momento non capivo nulla e pubblicai quel video su Instangram. Il mattino seguente mi ricordai del video e lo cancellai subito. Adesso era come se non fosse successo nulla. Ero tornato come prima, ero quella persona tranquilla che si divertiva dopo scuola con i suoi amici. La mattina stessa, verso le 10.15, durante la ricreazione, un ragazzo mi venne vicino e mi chiese: “Ieri avete picchiato Roberto?”. Io rimasi sbalordito, poi mi ricordai che lo avevo cancellato la mattina presto, ma chi era stato sveglio la sera fino a tardi lo aveva potuto vedere. Passarono i giorni ed io non diedi mai una risposta a quel ragazzo. Il video fece il giro di tutti i social a nome mio. Mi sentivo in colpa, perché io non volevo farlo. Decisi di andare a casa di Roberto. Lui mi fece entrare. Era stato gentile con me. Gli chiesi scusa e la mattinata seguente parlai con i miei amici. Dissi loro che dovevamo chiedere tutti scusa, ma non vollero proprio sentirmi. Loro erano bulli e lo stavo diventando anche io, senza rendermene conto. Volevo sentirmi grande e autorizzato a fare qualunque cosa con loro, ma io non volevo diventare un bullo. Da quel giorno decisi di difendere quel povero ragazzo che tutti chiamavano “ secchione”. Stavo con lui sempre. I miei ex compagni adesso mi avevano “ puntato”, questo è l’ unico termine che si può utilizzare. Mi mettevano nello zaino le cicche delle sigarette e quando mi incontravano mi urtavano facendo finta di cadere. Io non avevo paura, perché sapevo che loro non mi potevano fare nulla. Hanno postato foto contro di me, quello sì, ma comunque io rimanevo indifferente e la mia indifferenza li fece desistere tanto da prendere di mira un altro ragazzo e poi un altro ancora. Alla fine tutti noi vittime ci unimmo e creammo una nostra compagnia, quella dei “più forti”.

 

Giusy Ionta

Classe 3 C

S.Media “A. De Santis”

Marina di Minturno

Terzo classificato A.S. 2019/2020 - "LA ROULETTE RUSSA"

Negli ultimi anni fra i giovani sta crescendo sempre più una tendenza particolare: la roulette russa. Si tratta di un gioco d’azzardo, potenzialmente letale e suicida. Il gioco consiste nel far ruotare velocemente il tamburo di un revolver, nel quale è contenuto un proiettile, puntarlo verso la propria testa e premere il grilletto. Se la camera di scoppio è vuota, si fa di nuovo ruotare il tamburo in senso orario e si ripete l’operazione finché il colpo va in canna; quando il colpo è stato sparato si fa girare di nuovo la pistola. Il numero di proiettili nella rivoltella può sempre variare, a patto che ci sia sempre almeno una o più camere vuote.

Esso deriverebbe dalla similitudine col gioco d’azzardo della roulette, in cui si fa girare una ruota, e si scommette su quello che sarà il risultato.

Un tragico suicidio è stato quello di Matthew Minkler, 17 anni , il cui corpo è stato rinvenuto in una casa disabitata ,in Nevada , dove lui e dei suoi amici si erano ritrovati per trascorrere la serata insieme, prima che si verificasse la tragedia.

Le indagini da parte della polizia sono nate in modo casuale, con l’inseguimento di una Mercedes rubata; dalla quale dopo uno schianto, che ne aveva arrestato la corsa, sono fuggiti alcuni ragazzi, tra i quali Jaiden Caruso e Kody Harlan, con una rispettiva età di 16 e 17 anni . Questi ultimi due sono stati arrestati e, solo dopo essere stati messi sotto pressione, hanno raccontato una storia sconcertante alla quale entrambi avevano preso parte, insieme ad altri amici. I due ragazzi confessarono di aver partecipato ad una sessione di roulette russa in cui uno dei componenti del gruppo, per l’appunto Matthew, sarebbe rimasto ucciso dopo essersi sparato un proiettile in testa. Spaventati, i ragazzi sarebbero poi fuggiti, senza però riuscire a spiegare agli agenti il motivo per il quale avessero deciso di non chiamare i soccorsi o la polizia.

Forse Matthew è morto davvero a causa della roulette russa, o forse c’è qualcosa di più sotto…

L’episodio ci fa riflettere. Giochi del genere ci sono sempre stati, anche ai tempi dei nostri nonni. Giovani che cercano il brivido nell’alcol, nella macchine da guidare ad alta velocità, nel tentare di attraversare i binari della stazione. Ci deve essere per forza qualcosa che accade a livello neurologico. Secondo gli studiosi viene liberata adrenalina dal surrene a seguito dell’attivazione ipotalamo-ipofisaria.

In sostanza ciò accade a tutte le età: ci divertiamo sulle montagne russe o quando un aereo decolla, quando ci buttiamo da uno scoglio particolarmente alto e la cosa è connaturata alla natura umana ma, se un adulto riesce a riconoscere la soglia del “non ritorno” un adolescente no. Ed è questa consapevolezza che ci fa pensare alla fragilità dei giovani, non solo quelli di oggi ma quelli di sempre.

Un adolescente non ha ancora raggiunto un’individualità consapevole, un’individualità caratterizzata da fermezza, propositi, decisioni, ed è qui che entra in gioco la famiglia. La famiglia è il primo giaciglio in cui trova posto il nostro sonno, il primo calore ricevuto, il luogo di “uno scambievole appagamento di desideri”. Si perché, i nostri genitori ci desiderano fortemente alla nascita, ci attendono, ci accolgono con calore, giochi, vezzeggiamenti. All’inizio è tutto bello, facile, naturale. La difficoltà arriva dopo, quando diventiamo degli enti a sè stanti, degli individui pensanti. E’ in questo momento che ciò che ci legava un tempo deve rimanere saldo. I genitori, l’ambiente in cui viviamo devono trasmetterci valori, interessi, amore per ciò che si fa, dalla scuola allo sport, agli interessi più svariati. Solo mantenendo il nostro spirito legato ad un interesse, ad una passione, ad uno scopo in una parola ad un SOGNO potremo dire di essere pronti a giocare al GIOCO DELLA VITA nel modo più sano.

 

 

Alessia Graziano e Leda Laracca

III D

S.Media “A.De Santis”

Marina di Minturno

Secondo classificato A.S. 2019/2020 - " LE CHALLENGE: L’ULTIMO PERICOLO DEL WEB"

I social sono lo strumento più interessante e accattivante, ma allo stesso tempo insidioso e perfido per noi ragazzi, che li consideriamo indispensabili alla nostra vita. Grazie ad essi siamo costantemente connessi con il mondo stando comodamente sdraiati sul letto della nostra cameretta insieme al nostro smartphone, oggetto indispensabile e insostituibile per ognuno di noi sentendoci parte di un universo che sa rispondere alle nostre domande e sembra conoscerci meglio di chiunque altro proprio come un amico. Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest, ma soprattutto i social di condivisione dei video YouTube ed il nuovo seguitissimo Tik Tok fanno parte della nostra vita di teenager quanto i familiari e gli amici. Un video diventa “virale” quando lo condividono milioni di persone e guadagna molti “like” in poche ore perché quello che mette in scena è divertente, impossibile, stravagante, coraggioso, surreale, scioccante o estremamente pericoloso. Così sono nate le CHALLENGE, cioè sfide in cui qualcuno deve fare uno scherzo, superare una prova che lo mette in ridicolo o che richiede coraggio. Ci sono challenge molto divertenti e innocue come lanciare il telefono in aria e riuscire a farsi un selfie al volo, mangiare una caramella dal gusto orrendo senza sputarla, bere un litro di latte al cioccolato senza fermarsi e senza vomitare. Alcune di queste challenge, come la “ice bucket challenge” che consiste nel buttarsi addosso un secchio di acqua ghiacciata, sono state usate da personaggi famosi come l’ex presidente degli USA Obama per raccogliere fondi per malattie o per altre attività benefiche. Purtroppo però le sfide più seguite ed imitate sono quelle pericolose, come l’ultimissima diffusa su Tik Tok e chiamata “SKULLBREAKER CHALLENGE” che letteralmente significa “SFIDA SPACCACRANIO”. Il nome di questa challenge diventata immediatamente virale superando il milione di visualizzazioni, ci fa subito capire che si tratta di qualcosa di pericoloso e infatti lo è perché consiste in una sfida in cui due ragazzi invitano un terzo, che non sa le loro intenzioni, ad imitare i loro saltelli alternati e coordinati a ritmo di musica e quando tocca a lui i due complici stroncano il suo saltello con uno sgambetto combinato da entrambi. Il ragazzo, colto di sorpresa, cade all’indietro sbattendo la testa e la schiena violentemente a terra. Dal video si vede chiaramente che il ragazzo vittima della sfida non si alza più da terra perché purtroppo ha perso conoscenza. I rischi di questa sfida sono molti e gravi: arresto cardiaco, trauma cranico, fratture delle vertebre, degli arti e del cranio, emorragia, perdita della vista, paralisi, morte. Nonostante ciò questo video è stato molto imitato ed ha fatto svariate vittime prima che Tik Tok lo rimuovesse considerandolo non appropriato e pericoloso. Un ragazzo di Bergamo di 14 anni è stato ricoverato per trauma alle clavicole, ma più triste è stata la fine di Emanuel Medeiros, un ragazzo venezuelano di 16 anni che a novembre scorso è morto a seguito del trauma riportato in seguito alla caduta, così come Enrique Tejera di 16 anni del Guatemala morto a febbraio. La Polizia di Stato lo scorso 20 febbraio ha pubblicato online un comunicato con delle linee guida per mettere in guardia verso i pericoli di questo video.

 

Il fascino di questi video è immane per noi, la curiosità ci ingoia, ammalia e persuade a continuare. C’è chi però si limita solo a guardare nascondendosi dietro uno schermo luminoso mettendo un like e chi invece decide di replicarli dopo averne visti centinaia ed essersi convinto di farcela. L’interesse verso questi video è generale e diffuso tra i ragazzi della mia età, non conta il carattere, il modo di essere, la famiglia: è un’unica grande rete che ci imbriglia tutti nei suoi inganni. Tra le vittime voglio citare Igor Maj, un bel ragazzo biondo di 14 anni di Milano, campione regionale di arrampicate sulle montagne, una passione che coltivava fin da piccolo con il padre, un ragazzo sereno, intelligente, bravo a scuola, nessun problema in famiglia, nessun disagio, che però venne trovato senza vita nella sua cameretta. Il padre non riusciva a capacitarsi del gesto fatto dal figlio ed era certo che non volesse morire, perciò si mise a cercare nella cronologia del suo telefono e trovò che l’ultimo video visualizzato era intitolato “5 sfide pericolosissime che i ragazzi fanno”. Il video mostrava una serie di sfide tra cui quella del “BLACKOUT”, cioè lo sballo di rinvenire dopo l’autosoffocamento ottenuto con una busta di plastica legata alla testa con una corda a seguito del quale si sviene. Secondo il padre, Igor convinto che per la sua intelligenza e forza potesse superare quella sfida così estrema, la tentò usando proprio la sua corda da arrampicata, ma una volta svenuto non riuscì a riprendersi e il peso stesso del suo corpo lo strangolò. Il padre afferma che lo aveva sempre messo in guardia dai pericoli del mondo, pedofili, alcool, droga, motorini non pensando che altrettanti pericoli potessero nascondersi dentro un telefono.

 

La storia di Igor mi ha fatto molto riflettere ed ho deciso di intervistare sull’argomento una specialista, la dottoressa Marianna Capobianco, psicoterapeuta e psicologa che si occupa dei problemi comportamentali di bambini e adolescenti, che ha dato vita insieme all’equipe della Cooperativa Sociale Spazio Incontro Onlus di Formia al progetto ProtettINrete (www.protettINrete.it), un progetto di prevenzione e al contrasto del disagio e dell’esclusione sociale degli adolescenti che mira a favorire un uso responsabile del web potenziando le competenze che proteggono dai rischi della rete.

 

Ho chiesto alla dottoressa Capobianco cosa spinge i ragazzi a fare queste sfide pur sapendo che sono estremamente pericolose. Mi ha spiegato che la pratica e l’adesione alle challenge è un fenomeno molto diffuso tra gli adolescenti piuttosto che tra i ragazzi più grandi e che i meccanismi che li spingono a praticarle sono svariati e non semplici da comprendere tenendo conto che l’adolescenza è una fase della vita complessa, non banale in cui caratteristici sono i contrasti con i genitori, la necessità di ottenere il consenso dei coetanei, la paura di non essere accettati. A volte la ricerca di approvazione porta a esporsi a grandi rischi, le sfide appunto. Nessun ragazzo pensa fino in fondo di poter fare del male o portare alla morte se stesso o un altro ragazzo, si parte dalla ricerca del divertimento e dal tentativo di esorcizzare le proprie paure. Sfidare le regole è inoltre un modo per allontanarsi dai genitori protettivi e la sfida è proprio per questo un aspetto tipico di questa fase. In condizioni psicologiche normali un ragazzo si protegge maggiormente rispetto a chi è più fragile, dunque più esposto a mettere in atto comportamenti più pericolosi. Per questo non tutti i ragazzi emulano questo tipo di comportamenti. Fare o vedere video come quelli proposti dalle challenge procura uno stato di eccitazione, di brivido e un nervo del cervello sprigiona la dopamina che rilascia la sensazione di piacere. Anche in passato il passaggio da bambino a uomo era segnato dalle prove di coraggio, sfide appunto, che bisognava superare per dimostrare di essere adulti, solo che adesso sono amplificate dai social.

Secondo la dottoressa, più noi ragazzi siamo impegnati in attività ricreative o in qualcosa che ci piace e ci appassiona, meno siamo soggetti a cadere in queste trappole. Chi utilizza molto i social lasciando poco spazio ad altro, è più soggetto a diventare vittima delle sfide e se anche un certo video considerato pericoloso viene rimosso dai social stessi, ne cercherà sempre altri e proverà ad imitarli. I ragazzi in questa fase così delicata devono essere supportati ed per questo che nasce il progetto ProtettINrete.

Anche io utilizzo i social ed ho visto con i miei occhi il video della Skullbreaker Challenge. Vedere a che livello si può arrivare per ottenere un po’ di fama, per provare il brivido del pericolo estremo mi fa venir voglia di staccare tutto, di uscire dal mondo virtuale, ma mi accorgo di essere ancorata al web, alle sue infinite risorse che mi consentono di essere sempre vicina ai miei amici anche se fisicamente non lo sono, di raccogliere notizie e dati velocemente, di imparare tramite un tutorial a fare qualcosa che non so fare e comprendo perciò di non poterne fare a meno, ripromettendomi di non cadere nei suoi tranelli nascosti. Sto cercando di arrivare al cuore ed alla mente di tutti, specialmente dei miei coetanei, per far capire la necessità di fermare questa violenza diffusa sui social da troppo tempo che continua ad evolversi. Vorrei entrare nell’attenzione di tutti interrompendo questo folle circolo di disumane sfide. Ricordiamoci che IL WEB NON E’ UN AMICO, ma uno strumento affascinante da usare con la testa.

 

Sofia Grazia Lombardi

Classe 3 D

S.Media “A. De Santis”

Marina di Minturno

Proroga scadenza Concorso "Piccoli giornalisti"

Attenzione!

La scadenza del Concorso "Piccoli giornalisti", vista la situazione particolare di emergenza in cui ci troviamo, è PROROGATA al 19 aprile 2020, salvo ulteriori nuovi sviluppi.

La Redazione, anche da casa, non si ferma! Insieme ce la faremo!

 

concorso piccoli giornalisti

Arriva la quinta edizione del concorso giornalistico studentesco!

Frequenti la terza media? Vuoi condividere con noi e con tutti le tue idee? Questo è il concorso adatto a te!

Scarica il bando in allegato e partecipa anche tu: la scadenza è fissata al 15 marzo 2020!

Cerimonia di Premiazione - 11 maggio 2019

Concorso "Piccoli giornalisti" 2019 - Proroga

 

La Redazione al lavoro per la valutazione degli articoli partecipanti al Concorso "Piccoli giornalisti" - quarta edizione!

 

 

 

 

Attenzione! La scadenza di presentazione degli elaborati per il Concorso "Piccoli giornalisti" - 2019

è PROROGATA al 14 aprile 2019 (ore 23:59).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Concorso "Piccoli gionalisti" - quarta edizione

   

Il Concorso giornalistico studentesco è alla quarta edizione!

 

Frequenti la terza media? Hai desiderio di proporre il tuo sguardo sulla realtà e condividere le tue idee, le tue curiosità, le tue osservazioni con noi? Questo è il Concorso adatto a te!

 

Scarica il bando in allegato e partecipa anche tu: la scadenza è fissata al 31 marzo 2019!

 

Cerimonia di premiazione - 12 maggio 2018